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Maremoto: ma esiste davvero questo rischio a Napoli?

Ma perché mai a Napoli, mentre, con trepidazione, si aspettano milioni di visitatori per l’America’s Cup, il Comune decide di installare cartelli e sirene per fare scappare in caso di maremoto? Esiste davvero questo rischio a Napoli? La risposta, a parere di chi scrive, andrebbe cercata, non tanto nella dominante politica della paura con la quale si impongono “soluzioni” finalizzate prioritariamente a rafforzare il dominio su rassegnate popolazioni, bensì sul corto circuito tra “scienza” e media alla ricerca di “scoop”.

Ad esempio la periodica minaccia rappresentata da famigerati virus. Poniamo il caso di una delle tante catastrofiche “epidemie” paventate dai media negli ultimi decenni dove, per avere la certificazione dall’Esperto di Turno, la classica domanda del “giornalista” è: «Ma lei se la sentirebbe di escludere completamente l’eventualità di una catastrofica epidemia?».  Va da sé che l’Esperto di Turno ci pensa due volte prima di rispondere con un inequivocabile «Sì. Lo escludo.» Intanto, (soprattutto se è un ricercatore in carriera) perché rischia di precludersi un qualche finanziamento alle proprie ricerche, che potrebbe scaturire proprio dal generale allarmismo. L’Esperto di Turno, allora, si rifugerà nel vago, con dichiarazioni che non escludono nulla (se è un virologo, certamente, accennerà alla possibile mutazione del virus) e che, in molti casi, si traducono in titoli quali «L’Esperto Tal dei Tali: niente panico, ma potrebbe essere una catastrofe.» Il tutto, ovviamente, incorniciato da immagini dell’epidemia “Spagnola” del 1918 o della peste del 1347. Ancora peggio quando il corto circuito si instaura tra “scienza” e burocrazia considerando che quest’ultima, solitamente, si limita ad inviare, ad una caterva di enti, qualche vaga circolare che tanto nessuno attuerà.

Ma torniamo al titolo di questo articolo. E occupiamoci della confusa Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri: Istituzione del Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma – SiAM  e soprattutto del suo Allegato A1 che inserisce Napoli, Palinuro e Salerno (curiosamente, nella lista non c’è Pozzuoli o l’isola di Ischia) tra i “forecast point” (zona geografica tale che, se un terremoto ha epicentro al suo interno, esso può attivare le procedure del CAT per la valutazione del potenziale tsunamigenico e, in cascata, le procedure del SiAM”) che necessitano di sistemi di comunicazione e di allarme per maremoto.

Non è chiaro con quale criterio sia stata stilata questa lista (Venezia, ad esempio, non è mai stata epicentro di terremoti o subito maremoti) per Palinuro e Salerno, invece il loro inserimento potrebbe dipendere da una  inutile e surreale “esercitazione per maremoto” svoltasi nel 2013 e sulla quale avevo pubblicato un articolo. Ma per Napoli? Ancora una volta, per attestare il rischio maremoto, viene riesumata una lettera del Petrarca che descrive un catastrofico maremoto che sarebbe avvenuto a Napoli nel 1343 distruggendo, tra l’altro, la flotta nel porto. Evento del quale non si trova alcuna traccia nella pur copiosa documentazione storica sulla Napoli medioevale. Così come attestato dalla più autorevole studiosa di terremoti antichi e autrice del “Catalogo dei terremoti e degli tsunami verificatisi nell’area mediterranea dall’XI al XV secolo” (dove, sia detto en passant, non si trova traccia di maremoti che abbiamo colpito Salerno o le coste del Cilento).

Non resta quindi che augurarsi che il Comune di Napoli, invece di annunciare l’installazione di sirene per maremoto sulle spiagge da Pietrarsa fino a Bagnoli, e di varare strampalati piani comunali di emergenza, si preoccupi seriamente di ben altri rischi; come quelli rappresentati dalla presenza nel porto di Napoli di natanti a propulsione nucleare. Per essi, in teoria, ci sarebbe un Piano di emergenza che il Comune avrebbe dovuto, per legge, far conoscere a tutti i cittadini. Nel febbraio 2025 un sottomarino nucleare USA stazionava, come se niente fosse, davanti al porto di Napoli. Se non fosse stato per questo post credo che non lo avrebbe saputo nessuno. Nemmeno la protezione civile.

Francesco Santoianni

 Perché il Comune di Napoli ha deciso di installare cartelli e sirene anti-maremoto sulle spiagge?

 La decisione arriva proprio mentre la città si prepara ad accogliere milioni di visitatori per l’America’s Cup. L’articolo suggerisce che la scelta vada letta più nel quadro di una generale “politica della paura” e della ricerca mediatica di scoop, che come risposta a un rischio scientificamente consolidato.

 Su quale base normativa Napoli è stata inserita tra le zone a rischio maremoto?

 La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri che istituisce il Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM) include Napoli, insieme a Palinuro e Salerno, tra i “forecast point” da dotare di sistemi di allarme — escludendo però, in modo definito “curioso” dall’autore, Pozzuoli e l’isola di Ischia.

 Esiste un evento storico che dimostra il rischio di maremoto a Napoli?

Viene spesso citata una lettera del Petrarca che descriverebbe un maremoto catastrofico a Napoli nel 1343. L’articolo segnala però che di questo evento non c’è alcuna traccia nella documentazione storica sulla Napoli medievale, né nel catalogo scientifico di riferimento sui terremoti e tsunami del Mediterraneo tra XI e XV secolo.

 Perché anche Salerno e Palinuro sono inserite tra le zone a rischio maremoto?

Secondo l’articolo, l’inserimento potrebbe derivare da un’esercitazione di protezione civile per maremoto svoltasi nel 2013, definita “inutile e surreale” dall’autore, più che da documentazione storica di eventi reali in quell’area.

 Quali sono, secondo l’articolo, i rischi reali per Napoli che vengono invece trascurati?

L’articolo cita la presenza nel porto di Napoli di natanti a propulsione nucleare — inclusa la sosta di un sottomarino nucleare USA nel febbraio 2025 — segnalando che il relativo piano di emergenza, che per legge dovrebbe essere reso noto ai cittadini, non risulta comunicato pubblicamente.

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