
L’Ingegneria sociale (social engineering)[1] è una branca della Sociologia che analizza come influenzare e modificare i comportamenti collettivi o individuali al fine di ottenerne il consenso. In ambito politologico è l’insieme delle strategie, basate su scienze comportamentali e pianificazione centralizzata, utilizzate dai governi o da attori privati per influenzare le masse e modificare comportamenti collettivi su larga scala. Tra le varie discipline che compongono l’Ingegneria sociale un posto di riguardo è detenuto dalla Psicologia sociale che studia come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza, reale o immaginaria, di minacce prodotte da individui, stati, organizzazioni o disastri.[2] Ma il disastro se per molti è una mera minaccia, per qualcuno potrebbe essere una risorsa, una occasione da sfruttare per il miglioramento della società[3].
E c’è, addirittura chi, nell’accezione più efferata del termine Disaster Management, provoca particolari disastri per far collassare determinate comunità. Mi sia concesso, a tal riguardo, esporre una esperienza personale. Tempo fa, ricevetti una mail che mi invitava a partecipare ad una “rimpatriata” dei partecipanti ad un corso sull’analisi della vulnerabilità e della resilienza[4], organizzato da una ONG e tenutosi in Austria nel 2012. Ci andai, anche per la curiosità di sapere di alcuni brillanti colleghi i quali, dopo aver pubblicato, fino a qualche anno prima, molti studi e articoli, sembravano non dare più traccia. Li incontrai alla “rimpatriata” dove scoprii che lavoravano per, a me, sconosciute fondazioni e aziende le quali collaboravano con vari governi, con il Pentagono e con la struttura RELEX/Sanctions dell’Unione europea la quale stila gli elenchi di persone e di beni ai quali vengono, poi, imposte sanzioni.
Essendo stato impegnato in campagne di solidarietà alla Siria (ridotta alla disperazione, oltre che da “ribelli” al soldo dell’Occidente, da decenni di sanzioni imposte da Usa e Unione europea) cercai di saperne qualcosa di più e venni a conoscenza di una delle principali risorse utilizzate da questi “disaster manager” per distruggere una società con le sanzioni: i prodotti dual-use. Questi, di solito, vengono sottoposti a sanzioni essendo formalmente destinati ad un uso civile ma potendo essere utilizzati nella componentistica militare. Compito di questi miei “colleghi” era, invece, individuare, nei più diffusi apparecchi ad uso civile, componenti che, in teoria, avrebbero potuto far parte di attrezzature militari (ovviamente, senza minimamente preoccuparsi se queste attrezzature militari erano presenti in Siria). Con questo subdolo escamotage l’Unione europea impediva l’arrivo in Siria di pezzi di ricambio per macchinari fondamentali quali pompe idrauliche per acquedotti, apparecchiature medicali (quali, ad esempio, incubatrici o autoclavi per sterilizzare strumenti chirurgici), centraline telefoniche, autovetture, e macchine agricole, impianti industriali… uccidendo, di conseguenza innumerevoli persone ma salvando la faccia dichiarando che le sanzioni alla Siria riguardavano solo prodotti ad uso militare.
Altri “disaster manager”, incontrati durante la “rimpatriata”, credo, invece, lavorassero a progetti di Ingegneria sociale – Psicologia sociale non molto dissimili a quello che è stato definito su alcuni media “ShadowNet”[5]: un conglomerato di servizi di intelligence e contractors privati, dotati di un gigantesco data-base informatico sulla reattività di milioni di persone, anche statunitensi. Forte di ciò, per conto di quella parte nascosta dell’establishment detta Deep State, “ShadowNet” avrebbe guidato, attraverso i social, nel maggio 2020, le rivolte scoppiate negli USA (sostanzialmente, rivolte contro Trump) a seguito dell’uccisione di George Floyd.
Detta così può sembrare fantapolitica, deliri di qualche inveterato “complottista”; ma analizzando come si sono svolte quelle rivolte si evidenzia una sincronicità di inusuali comportamenti (come poliziotti in ginocchio per chiedere perdono, governatori che sposano il movimento “Defund the police”) che lasciano intravedere una regia, non dissimile da quelle che hanno guidato molte rivoluzioni colorate. Come avrebbe potuto funzionare questa regia lo spiega il davvero interessante documentario “The Social Dilemma”[6] che spiega come l’analisi della reattività misurata dai social può essere sfruttata non solo per vendere prodotti ma, attraverso immagini e informazioni personalizzate, anche per spingere persone inconsapevoli a comportamenti distruttivi o autolesionistici.
[1] Alcuni testi sull’Ingegneria sociale
[2] Cfr. G Lavanco “Psicologia dei disastri. – Comunità e globalizzazione della paura”, Franco Angeli editore 2003
[3] Vedi: A. Placanica “Il filosofo e la catastrofe. Un terremoto del Settecento,” Einaudi, 1997: A. Tagliapietra “Sulla catastrofe. L’Illuminismo e la filosofia del disastro”, edizioni Bruno Mondadori, 2004; AA.VV. “Catastrofi e trasformazione” in “Laboratorio politico” 5-6, 1981; R. Strassoldo “Vulnerabilità, prospettive socioecologiche” in “Quaderni ISIG – Dipartimento di Sociologia dei disastri n. 81-6 “, 1981; F. Santoianni “Disaster Management: come salvare o distruggere una società”, Amazon 2022. Tra gli innumerevoli esempi di disastri auspicati ci piace citare il testo del 12 aprile 1953 di Altiero Spinelli, (riportato in “Diario europeo 1948-1969”, Il Mulino, 1989, p. 175) «Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono in cui il regime poliziesco sarà marcio, ma pur sempre da fare per liberare i popoli assoggettati, e per dare ai popoli della comunità il senso della loro unità». Sui disastri prodotti dalla guerra come volano per l’economia capitalista cfr. W. Sombart “Guerra e capitalismo”, Edizioni Mimesis, 2015
[4] La vulnerabilità è la predisposizione a essere colpiti o danneggiati da un evento; una ridotta abilità nel prepararsi, far fronte, resistere e reagire a una calamità. La resilienza (di una comunità, ad esempio una nazione) è la capacità di resistere prima di collassare a gravi danneggiamenti delle cosiddette life-line (sistemi di distribuzione dell’acqua, del gas, dell’energia elettrica, reti di telecomunicazioni, sistemi fognari, reti viarie…) e in quanto tempo queste potrebbero essere ripristinate. Cfr. F. Santoianni “Il rischio e la vulnerabilità” CUEN, 1996.
[5] ShadowNet si sarebbe sviluppata a partire dal 2007 quando il Dipartimento della Difesa USA, basandosi sul memorandum “Interactive Internet Activities” appaltò ad aziende private l’acquisizione di dati e manipolazione delle informazioni in Rete, finalizzati anche a far scoppiare rivolte, ovviamente in paesi stranieri. Già nel marzo del 2008, comunque, veniva emendato il Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 permettendo così alla Section702 della National Security Agency di condurre “un’azione su larga scala di attività di sorveglianza, raccogliendo informazioni sulle comunicazioni tra persone negli Stati Uniti e persone che si trovano all’estero, con poca sorveglianza giudiziaria”. Ancora peggio veniva fatto dall’amministrazione Obama che nel 2012, “aggiornando” lo Smith-Mundt Act del 1948, autorizzava le agenzie di intelligence USA e società private ad esse collegate ad operare, anche attraverso i social, all’interno degli Stati Uniti.
Su questo argomento, si veda anche un mio articolo-intervista pubblicato su LAntidiplomatico.it
[6] Questo pluripremiato documentario, diretto da Jeff Orlowski, è ancora in visione su Netflix.
Cos’è l’Ingegneria sociale secondo la definizione riportata nell’articolo?
È una branca della Sociologia che studia come influenzare e modificare i comportamenti collettivi o individuali per ottenerne il consenso; in ambito politologico, l’insieme di strategie basate su scienze comportamentali e pianificazione centralizzata usate da governi o attori privati per orientare le masse su larga scala
Cosa sono, secondo l’articolo, i prodotti “dual-use” e che ruolo avrebbero avuto nelle sanzioni alla Siria?
Sono beni formalmente destinati a un uso civile ma sanzionabili perché potenzialmente utilizzabili anche in ambito militare. L’autore racconta di aver scoperto, tramite un incontro personale con ex colleghi, che alcuni “disaster manager” individuavano componenti dual-use in normali apparecchi civili, bloccando così l’arrivo in Siria di ricambi per pompe idrauliche, apparecchiature medicali e altri macchinari essenziali.
Cos’è l’ipotesi “ShadowNet” secondo l’articolo?
Un presunto conglomerato di servizi di intelligence e contractor privati dotato di un database sulla reattività social di milioni di persone, che secondo alcune ricostruzioni citate nell’articolo avrebbe guidato, attraverso i social media, le rivolte USA del maggio 2020 scoppiate dopo l’uccisione di George Floyd.
Su cosa si basa il documentario “The Social Dilemma”, citato come chiave di lettura del fenomeno?
Spiega come l’analisi della reattività social possa essere sfruttata non solo per vendere prodotti, ma anche per veicolare, attraverso immagini e informazioni personalizzate, comportamenti distruttivi o autolesionistici in persone inconsapevoli.
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