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Manson, Unabomber e MKUltra: i segreti della CIA tra esperimenti e depistaggi

Dagli esperimenti psicologici di Harvard alle ricerche sul controllo mentale: nuove testimonianze al Congresso americano riaprono gli interrogativi su uno dei programmi più controversi della CIA.

C’è un filo che attraversa alcune delle pagine più oscure della storia americana del Novecento. Un filo che collega laboratori universitari, esperimenti psicologici, servizi segreti e due uomini destinati a diventare tristemente celebri: Charles Manson, il guru della setta responsabile di alcuni degli omicidi più efferati degli anni Sessanta, e Theodore Kaczynski, il matematico passato alla storia come Unabomber.

Quel filo ha un nome: MKUltra.

Tra il 1953 e il 1973, la CIA finanziò e condusse un vasto programma di sperimentazione clandestina per studiare la possibilità di manipolare la mente umana. Droghe psicotrope, ipnosi, privazione sensoriale, tecniche coercitive e condizionamento psicologico costituivano altrettante strade attraverso le quali gli specialisti dell’intelligence americana speravano di poter modificare il comportamento degli individui, estrarne informazioni o influenzarne la volontà.[1]

Ma fino a che punto arrivarono quelle ricerche? E soprattutto: qualcuno riuscì davvero a trasformare esseri umani in strumenti inconsapevoli di una volontà altrui?

Sono interrogativi che il cinema e la televisione hanno recentemente riportato alla ribalta. Nel marzo 2025 Netflix ha distribuito CHAOS: The Manson Murders, documentario diretto da Errol Morris e ispirato all’inchiesta ventennale del giornalista Tom O’Neill.[2] Nel settembre 2026 è arrivato Unabomber, il film di Janus Metz nel quale Russell Crowe interpreta lo psicologo Henry Murray, protagonista di controversi esperimenti condotti ad Harvard.

Ma a riaccendere gli interrogativi ha contribuito soprattutto un evento meno spettacolare, e potenzialmente ben più importante: l’audizione del 30 giugno 2026 davanti alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, dedicata proprio a MKUltra, durante la quale Tom O’Neill ha presentato una testimonianza scritta contenente accuse e nuove ricostruzioni sul programma della CIA.[3]

Per comprendere la portata della vicenda bisogna, però, distinguere due storie che sembrano sovrapporsi, ma che, alla prova dei documenti disponibili, risultano assai diverse.

Unabomber: gli esperimenti di Harvard e l’ombra della CIA

Nel 1958 Theodore Kaczynski entra ad Harvard. Ha appena sedici anni, un’intelligenza fuori dal comune e un futuro che sembrerebbe già scritto: quello di un brillante matematico.

Pochi anni dopo, però, il giovane studente si ritrova coinvolto in un esperimento psicologico che oggi solleverebbe enormi questioni etiche.

A dirigerlo è Henry Murray, uno dei più affermati psicologi americani dell’epoca. Murray non è soltanto un accademico: durante la Seconda guerra mondiale ha lavorato per l’Office of Strategic Services, l’OSS, il servizio segreto statunitense dal quale nascerà la CIA.

Tra il 1959 e il 1962, Kaczynski partecipa, insieme ad altri 21 studenti, a uno studio ufficialmente dedicato allo sviluppo della personalità di giovani particolarmente dotati.

La procedura è singolare, per non dire inquietante.

Ai partecipanti viene chiesto di mettere per iscritto le proprie convinzioni più profonde, la loro filosofia di vita, i valori nei quali credono. Successivamente devono confrontarsi con interlocutori appositamente istruiti per attaccare e demolire quelle convinzioni, umiliandoli verbalmente davanti a una telecamera. Le reazioni vengono registrate e successivamente mostrate agli stessi soggetti, nel quadro di una ricerca sulle risposte individuali allo stress.[4]

Non si tratta di una leggenda: l’esperimento è realmente avvenuto e Kaczynski vi partecipò.

Ma chi lo finanziava? Quali erano i suoi veri obiettivi? E perché sottoporre giovani intellettualmente brillanti a simili forme di aggressione psicologica?

Il sospetto di un collegamento con MKUltra nasce soprattutto dal passato di Murray e trova una delle sue più note formulazioni nelle ricerche di Alston Chase, autore di un articolo pubblicato nel giugno 2000 su The Atlantic e successivamente del libro Harvard and the Unabomber: The Education of an American Terrorist.[5]

Eppure, proprio qui, la ricostruzione incontra un ostacolo decisivo.

Nei documenti MKUltra declassificati non risulta, allo stato delle ricerche citate, una prova del coinvolgimento di Murray o del suo esperimento nel programma della CIA. Secondo alcune fonti, il finanziamento della ricerca proveniva invece dall’Office of Naval Research, un organismo della Marina militare americana.[6]

Una circostanza tutt’altro che irrilevante, perché confermerebbe comunque l’interesse delle strutture militari statunitensi per gli studi psicologici condotti nelle università, senza tuttavia dimostrare l’esistenza di un collegamento con MKUltra.

C’è poi un altro elemento che rende la vicenda particolarmente interessante: la testimonianza dello stesso Kaczynski.

Dal carcere, commentando la serie televisiva Manhunt: Unabomber, il matematico terrorista respinse la rappresentazione dell’esperimento come una sorta di programma segreto di manipolazione mentale. A suo dire, lo studio consisteva prevalentemente in interviste e test psicologici, mentre l’episodio più spiacevole era durato circa mezz’ora. Negò inoltre che la CIA vi avesse avuto un ruolo.[7]

Naturalmente, Kaczynski non può essere considerato un testimone imparziale. Ammettere di essere stato manipolato avrebbe significato, almeno in parte, mettere in discussione l’immagine che aveva costruito di sé: quella di un uomo che aveva scelto consapevolmente le proprie idee e le proprie azioni.

Resta, tuttavia, un dato difficilmente aggirabile: non esiste una prova documentale che colleghi gli esperimenti di Murray al programma MKUltra, né tantomeno che dimostri un rapporto causale tra quelle esperienze e la successiva carriera criminale di Kaczynski.

L’ombra della CIA rimane, dunque, sullo sfondo. Ma, almeno per ora, non emerge dai documenti.

Charles Manson: quando l’ombra di MKUltra diventa concreta

Con Charles Manson, invece, la storia cambia.

Non perché esistano prove che la CIA abbia creato o controllato il capo della famigerata Family. Ma perché, seguendo le sue tracce, ci si imbatte in un personaggio il cui coinvolgimento in MKUltra è documentato.

Si chiamava Louis Jolyon West, detto Jolly. Era uno psichiatra di grande prestigio, direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’Università dell’Oklahoma e, soprattutto, un ricercatore legato al programma segreto della CIA.

West partecipò infatti al Subproject 43 di MKUltra, finanziato attraverso il Geschickter Fund for Medical Research, una delle organizzazioni utilizzate per far arrivare denaro ai ricercatori senza renderne immediatamente riconoscibile la provenienza.

Il progetto riguardava studi psicofisiologici sull’ipnosi e sulla suggestionabilità: un campo di ricerca che si inseriva negli obiettivi generali del programma sul controllo e sulla modificazione del comportamento umano.[8]

West, tuttavia, negò pubblicamente per tutta la vita il proprio coinvolgimento in MKUltra, arrivando a minacciare azioni legali contro chi sosteneva il contrario.

A riportare alla luce la vicenda è stato proprio Tom O’Neill.

Nel corso della sua lunga indagine su Manson, il giornalista ha esaminato le carte personali di West conservate presso l’Università della California a Los Angeles, imbattendosi in documenti di straordinario interesse.

Tra questi, una corrispondenza con Sidney Gottlieb, il chimico della CIA che dirigeva MKUltra, risalente addirittura al giugno 1953.

In una lettera dell’11 giugno di quell’anno, West proponeva ricerche che prevedevano l’utilizzo di droghe, compreso l’LSD, e dell’ipnosi su militari, detenuti e pazienti psichiatrici. Gli obiettivi contemplavano la possibilità di provocare amnesie, ottenere informazioni e persino introdurre false informazioni nella memoria dei soggetti.

Non si trattava, insomma, soltanto di studiare come funziona la mente umana, ma di verificare se fosse possibile intervenire artificialmente su di essa.

Il documento del 1956: la CIA nascose i risultati al Congresso?

È qui che l’inchiesta di O’Neill assume una dimensione forse ancora più inquietante.

Nella testimonianza presentata al Congresso nel giugno 2026, il giornalista ha richiamato l’attenzione su un rapporto che West avrebbe redatto nel 1956, nel quale lo psichiatra sosteneva di aver ottenuto risultati nella sostituzione di ricordi autentici con ricordi falsi.

Secondo O’Neill, quel rapporto non sarebbe stato consegnato nella sua versione originale ai parlamentari che, nel 1977, indagarono sulle attività di MKUltra.

Al suo posto sarebbe comparso un riassunto assai meno compromettente, redatto da un’altra mano.[9]

Se questa ricostruzione venisse confermata da una verifica indipendente, le implicazioni sarebbero enormi.

Perché significherebbe che, mentre il Congresso cercava di ricostruire la reale portata degli esperimenti sul controllo mentale, gli erano state sottratte proprio alcune delle informazioni più importanti.

E questo renderebbe necessario riesaminare anche la valutazione dei risultati effettivamente ottenuti dal programma.

Attenzione, però: la denuncia di O’Neill, per quanto circostanziata, non equivale ancora alla dimostrazione definitiva dell’avvenuta alterazione dei documenti presentati al Congresso. È una questione che merita ulteriori verifiche.

Ma già il materiale documentale relativo a West pone una domanda non trascurabile: che cosa sapevano davvero gli apparati dell’intelligence americana sulle possibilità di manipolare memoria, percezioni e comportamento?

San Francisco, 1967: Manson e lo psichiatra della CIA

Torniamo ora a Charles Manson.

Siamo nell’estate del 1967, quella passata alla storia come la Summer of Love.

San Francisco è diventata il simbolo della controcultura americana. Migliaia di giovani affollano il quartiere di Haight-Ashbury, attratti dalla musica, dalle comuni, dalla sperimentazione psichedelica e dalla promessa di una società diversa.

È in questo ambiente che Charles Manson comincia a raccogliere attorno a sé il gruppo di seguaci destinato a trasformarsi nella sua Family.

Nello stesso periodo, Louis Jolyon West si trasferisce a Haight-Ashbury per condurre una ricerca sulla cultura hippie e sull’uso delle droghe.

Il suo gruppo di studio recluta soggetti anche attraverso la Haight Ashbury Free Clinic, una struttura frequentata, in quegli stessi mesi, da Manson e da alcuni suoi seguaci.[10]

Un ricercatore di MKUltra e Charles Manson si trovavano dunque nello stesso ambiente, nello stesso periodo, con un punto di possibile contatto rappresentato dalla medesima clinica.

È su questa coincidenza, e su altre anomalie emerse nella ricostruzione della vita di Manson, che Tom O’Neill ha costruito una delle ipotesi più controverse della sua inchiesta.

Manson potrebbe essere entrato in contatto con tecniche di manipolazione psicologica elaborate nell’ambito delle ricerche segrete? Oppure potrebbe essere stato utilizzato, consapevolmente o meno, come soggetto di osservazione? E ancora: la singolare indulgenza di cui beneficiò in alcune occasioni da parte delle autorità potrebbe indicare una qualche forma di protezione?

O’Neill ha sollevato questi interrogativi, soffermandosi anche sul ruolo di Roger Smith, l’ufficiale che seguiva Manson durante la libertà vigilata e che, secondo la sua ricostruzione, partecipava a ricerche sulle droghe collegate alla stessa Free Clinic.[11]

Ma c’è un particolare fondamentale.

Dopo oltre vent’anni di indagini, lo stesso O’Neill ha ammesso di non essere riuscito a dimostrare che West e Manson si siano mai incontrati.

È un’ammissione che impedisce di trasformare una coincidenza storica, per quanto suggestiva, in una prova.

E rappresenta anche il principale punto debole delle ricostruzioni più sensazionalistiche, comprese quelle proposte o evocate dal documentario CHAOS, che ha suscitato critiche proprio per la difficoltà di separare i risultati dell’inchiesta dalle sue interpretazioni più speculative.[12]

Il grande interrogativo: che cosa ottenne realmente MKUltra?

A questo punto, le due storie sembrerebbero concludersi con altrettanti interrogativi irrisolti.

Kaczynski partecipò realmente a esperimenti psicologici controversi, ma non esistono prove di un loro collegamento con MKUltra.

Manson frequentò un ambiente nel quale operava anche un ricercatore direttamente coinvolto nel programma della CIA, ma manca la prova di un rapporto tra i due.

Peraltro, attribuire alla manipolazione mentale i crimini di questi personaggi significherebbe avanzare un’ipotesi causale assai più impegnativa di quella relativa a un loro eventuale contatto con i ricercatori.

Eppure c’è un elemento che impedisce di archiviare definitivamente la questione.

Nel 1973, Richard Helms, allora direttore della CIA, ordinò la distruzione di gran parte della documentazione di MKUltra. Soltanto una porzione degli archivi sopravvisse, consentendo, alcuni anni dopo, di ricostruire almeno parzialmente il programma.

Questo significa che l’assenza di un documento non può essere interpretata automaticamente come prova dell’inesistenza di un fatto.

Ma vale anche il ragionamento inverso: la distruzione degli archivi non autorizza a considerare dimostrato ciò che non è documentato.

Il vero problema, dunque, non è soltanto stabilire se Manson o Kaczynski abbiano avuto un ruolo negli esperimenti della CIA. È capire quanto sappiamo realmente di quegli esperimenti.

Nelle audizioni parlamentari del 1977, i responsabili del programma sostennero, in sostanza, che le ricerche non avevano prodotto tecniche affidabili e concretamente utilizzabili di controllo mentale.

Ne derivò l’immagine di un programma immorale, costoso e scientificamente fallimentare.

Ma se la documentazione relativa a West contenesse davvero risultati più significativi di quelli comunicati al Congresso, e se tali risultati fossero stati deliberatamente occultati, questa ricostruzione dovrebbe essere almeno in parte riesaminata.

Non significherebbe, naturalmente, dimostrare che la CIA fosse riuscita a creare assassini telecomandati, né che esistessero tecniche capaci di annullare la volontà umana.

Significherebbe, però, porre un problema storico e politico di ben altra portata: il governo americano e il Congresso furono messi effettivamente nelle condizioni di conoscere i risultati delle sperimentazioni clandestine condotte dall’intelligence?

Ed è proprio questo, a mio avviso, l’aspetto più importante dell’inchiesta di Tom O’Neill e delle questioni riemerse nell’audizione del 2026.

Le vicende di Manson e Kaczynski costituiscono un richiamo quasi irresistibile per il cinema, la televisione e il pubblico. Due personaggi criminali, due storie inquietanti, il sospetto di un regista invisibile capace di manipolare le menti.

Ma il fascino di una spiegazione non basta a renderla vera.

Forse, allora, il segreto più importante di MKUltra non riguarda affatto Charles Manson o l’Unabomber.

Forse riguarda quei documenti scomparsi, quelle ricerche interrotte o sottratte al controllo pubblico, quelle informazioni che i responsabili del programma avrebbero dovuto consegnare ai rappresentanti eletti del popolo americano.

E, soprattutto, una domanda che rimane aperta dopo oltre mezzo secolo: MKUltra fu davvero un clamoroso fallimento scientifico, oppure conosciamo soltanto la parte dei suoi risultati che la CIA ha consentito di conoscere?

Francesco Santoianni


Note e riferimenti bibliografici

[1] MKUltra fu autorizzato dal direttore della CIA Allen Dulles nell’aprile 1953. Nel 1977, una richiesta presentata attraverso il Freedom of Information Act fece emergere circa ventimila documenti sopravvissuti alla distruzione ordinata da Richard Helms. Seguirono le audizioni del Senato dell’agosto e settembre 1977, nel corso delle quali dirigenti della CIA, tra cui Sidney Gottlieb, sostennero che il programma non aveva prodotto tecniche utilizzabili.

[2] Tom O’Neill, con Dan Piepenbring, CHAOS: Charles Manson, the CIA, and the Secret History of the Sixties, Little, Brown, 2019. Il libro nasce da un’inchiesta commissionata nel 1999 per il trentesimo anniversario delle stragi di Manson. Il documentario di Errol Morris, CHAOS: The Manson Murders, è stato distribuito da Netflix il 7 marzo 2025.

[3] Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, audizione del 30 giugno 2026, Mind Control and Accountability: Uncovering the Truth of the CIA’s MKULTRA Project. Tom O’Neill vi ha presentato una testimonianza scritta. Il film Unabomber, diretto da Janus Metz, è stato distribuito su Netflix il 25 settembre 2026. Russell Crowe interpreta Henry Murray e Jacob Tremblay il giovane Kaczynski. Il personaggio dell’agente FBI interpretata da Shailene Woodley è di fantasia.

[4] Lo studio diretto da Murray era intitolato Multiform Assessments of Personality Development Among Gifted College Men. Lo stesso Kaczynski, pur dichiarando di provare risentimento per l’invasione della propria privacy, negò che l’esperienza avesse influenzato in misura significativa la sua vita.

[5] Alston Chase, Harvard and the Unabomber: The Education of an American Terrorist, W. W. Norton, 2003. Chase aveva anticipato le sue ricerche in un articolo pubblicato su The Atlantic nel giugno 2000. La sua tesi riguardava soprattutto gli effetti dell’esperimento e del clima intellettuale di Harvard. Si veda anche la recensione pubblicata su The Harvard Crimson, 25 aprile 2003.

[6] Il riferimento al finanziamento dell’Office of Naval Research compare in fonti secondarie che richiamano lo studio di Murray, Studies of Stressful Interpersonal Disputations (1963). Il dato necessita di verifica sul documento originale.

[7] La lettera di Kaczynski relativa alla serie Manhunt: Unabomber è riportata dal sito Ticklethewire. Kaczynski sosteneva che l’unico episodio veramente spiacevole dello studio fosse durato circa mezz’ora e negava un coinvolgimento della CIA.

[8] Il Subproject 43, intitolato Psychophysiological Studies of Hypnosis and Suggestibility, risulta attivo tra il 1955 e il 1956, con un finanziamento di circa 20.800 dollari. Si veda la ricostruzione di MuckRock, 19 dicembre 2017, basata su documenti CIA declassificati. West fu anche lo psichiatra che, nel 1964, dichiarò psicotico Jack Ruby, l’uomo che aveva ucciso Lee Harvey Oswald.

[9] Nella testimonianza al Congresso, O’Neill riferisce che Gottlieb utilizzava lo pseudonimo Sherman Grifford nella corrispondenza relativa alle ricerche e che i contatti passavano attraverso una società di copertura. Secondo il giornalista, la versione del rapporto del 1956 consegnata al Congresso è conservata presso il National Security Archive della George Washington University. L’ipotesi della sostituzione del documento richiede ancora verifica indipendente.

[10] West trascorse l’anno accademico 1966-1967 al Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences di Stanford, prima di trasferirsi a Haight-Ashbury. Nel 1969 assunse la direzione del Dipartimento di Psichiatria dell’UCLA.

[11] Tom O’Neill sostiene che Roger Smith, l’ufficiale incaricato di seguire Manson durante la libertà vigilata, partecipasse a ricerche sulle droghe presso la Haight Ashbury Free Clinic. Il particolare è riportato nel suo libro, ma non risulta verificato nel testo originale attraverso fonti indipendenti.

[12] Per una valutazione critica del documentario CHAOS: The Manson Murders, si veda la recensione pubblicata da Variety nel marzo 2025, nella quale vengono segnalati i limiti della ricostruzione e il rischio di sconfinamento nella speculazione complottistica.

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