Nel 1952 il generale Frank Schwable, Capo di Stato maggiore nel corpo dei Marines, nel 1952, precipitato per un guasto il suo aereo sulla Corea del Nord, venne catturato dai guerriglieri di Kim il Sung. Ma solo qualche anno dopo cominciano per lui guai davvero seri. Rispedito in patria Schwable venne, infatti, sottoposto (oltre ad una gigantesca campagna diffamatoria) ad un numero incredibile di trattamenti psichiatrici volti ad accertare come avessero fatto i nord coreani a “lavargli il cervello”. Schwable, infatti, aveva dichiarato che la First Marine Air Wing da lui diretta aveva, tra l’altro, il compito di spargere germi patogeni sulla Corea del Nord per completare l’eccidio già compiuto dai bombardieri USA.58 Le dichiarazioni di Schwable e di altri militari USA liberati dai nord coreani provocarono uno scandalo. Che fu comunque neutralizzato dai media USA e dai loro padroni del Pentagono con la bufala degli “zombie” creati dai nord coreani: ex prigionieri americani sottoposti a misteriosi trattamenti psichici e disposti, perciò, a dichiarare qualsiasi cosa volessero i comunisti e, all’occasione, uccidere chiunque, previa telefonata. A diffondere questa leggenda concorse un romanzo (verosimilmente commissionato dal Pentagono) di Richard Condon The Manchurian Candidate, diventato, nel 1962, un film di successo (qui da noi con il titolo “Va’ e uccidi”).
Verosimilmente, fu la generale paranoia suscitata da questa bufala a rendere possibile il programma MKULTRA di tecniche di manipolazione mentale e di “lavaggio del cervello” che contemplava anche la nebulizzazione di LSD su ignari americani.
Alcuni degli studi del Progetto MKULTRA (iniziato nei primi anni cinquanta e interrotto ufficialmente nel 1973) sul condizionamento mentale, da ottenere attraverso sostanze psicotrope e particolari trattamenti sui quali ha indagato una commissione del Senato Usa 60, sono stati resi pubblici. Tra questi uno in particolare ha suscitato particolare scalpore anche perché non è chiaro se sia stato inizialmente prodotto per la manipolazione della psiche di singoli prigionieri o di gruppi sociali. A far protendere per la prima ipotesi una sintesi di alcune tecniche di manipolazione psichica sviluppate nel Progetto MKULTRA che sono poi confluite nel manuale CIA “KUBARK Counterintelligence Interrogation”; a far protendere per la seconda ipotesi la similitudine di queste tecniche con quelle utilizzate dai nazisti per ottenere, addirittura, una “collaborazione”, dai gruppi etnici che andavano sterminando. 61
Ma quali sarebbero i “trattamenti” che determinerebbero un “condizionamento mentale”? Uno dei primi presi in esame dal Progetto MKULTRA è stato la cosiddetta “informazione subliminale”
Che si possa traviare la mente di una persona con messaggi subliminali è una delle tante credenze che impazzano su siti internet, affollati di presunte immagini (che si direbbero falsificate da chi ha scritto l’articolo); ad esempio, organi sessuali mimetizzati in film per bambini. Altri credono di trovare messaggi subliminali in scene di insospettabili film. Celebre è il caso del film “L’esorcista” dove una donna bloccata nel traffico da una manifestazione contro la guerra nel Vietnam arriva a casa e trova la figlia indemoniata: una operazione, secondo alcuni, mirata a screditare i pacifisti. Poi ci sarebbero (oltre a messaggi demoniaci subdolamente nascosti in brani musicali, eseguiti da artisti che così ottengono un po’ di pubblicità) “giochi-trappola” su internet – come il farlocco Blue Wave – che spingerebbero adolescenti al suicidio.
Ma funzionano davvero i messaggi subliminali? Nel campo della pubblicità hanno una loro indubbia efficacia. Molto di meno se il fine non è quello di orientare all’acquisto. Nel 1959, uno psicologo statunitense, Morris N. Eagle, condusse un esperimento con due gruppi di persone. Al primo fece vedere un breve documentario di giardinaggio dove aveva inserito alcuni fotogrammi percepibili solo a livello subliminale (e cioè senza che l’individuo se ne renda conto) che mostravano un ragazzo in atteggiamento aggressivo con una ragazza; nell’altro i fotogrammi mostravano il ragazzo che le donava un mazzo di fiori. Dopodiché, mostrò ad entrambi i gruppi un video del ragazzo che passeggiava con la ragazza. Per il primo gruppo qualcosa tra i due sarebbe andato storto, non così per il secondo. L’esperimento fu riportato in una rivista di psicologia e subito dopo, come attestato da documenti desecretati nel 1977, la Cia mise su una task force per orientare l’opinione pubblica con messaggi subliminali. Nonostante il coinvolgimento di ben 32 ricercatori e quattro università, la ricerca, durata dieci anni, non portò a nulla di utile per la Cia.
Del resto, già negli anni “60 – nonostante il frenetico impegno di un truffatore, tale James Vicary, “ricercatore motivazionale” e inventore del “tachistoscopio”, un apparecchio che avrebbe dovuto svelarne la presenza in moltissimi film – appariva sempre più dubbia l’efficacia dei messaggi subliminali, che finirono per essere banditi (soprattutto per le proteste del pubblico dei cinema) dalla Federal Communications Commission. Intanto, proprio in quegli anni fervevano ricerche molto più promettenti basate sul presupposto che, molto di più di una istantanea immagine, a rendere credibile e a imprimere nella mente un concetto era un adeguato “frame”, e cioè un contesto narrativo. E così mentre veniva diffusa la leggenda di una tenebrosa disciplina chiamata “dezinformatzija” (che impegnava un intero dipartimento del KGB (il servizio segreto russo), soprattutto negli USA e in Francia, studi fino ad allora segreti e davvero curiosi di “guerra psicologica” (Psychological Warfare o Infowar) venivano utilizzati per formare i giornalisti.63 Asse portante di questi “corsi di formazione” per convincere la gente ad accettare disposizioni apparentemente illogiche, anche in caso di emergenza, è quello di formare progressivamente nella popolazione un “frame” culturale e psicologico tale da rendere plausibili queste disposizioni
C’è oggi, comunque, chi legge nella gestione dell’emergenza Covid ma mera trasposizione di tecniche studiate nell’ambito del Programma MKUltra. A tal proposito riporto lo stralcio di un sorprendente testo circolato su Facebook che, per la gestione dell’emergenza Covid, rimanda a quanto riportato nel documento più famoso del Progetto: il “KUBARK Counterintelligence Interrogation”:
Più delle percosse, più della violenza fisica ripetuta, se l’obbiettivo consiste nella resa psicologica totale del soggetto il percorso migliore per raggiungere lo scopo si ritrova nell’offrire segnali altalenanti, contraddittori, nell’alternare punizioni a piccole concessioni. In una situazione di costante privazione e violenza, infatti, la vittima è destinata a cedere totalmente diventando catatonica ed infine insensibile ad ogni ulteriore sopruso, oppure, in casi rari, potrebbe sviluppare una resistenza fisica che la renderebbe infine indifferente ad ogni tortura.
Questo accade perché, ed è un fenomeno ben noto, il corpo umano ha una grande capacità di sopportazione, a patto che sia consapevole di cosa lo attende, potendo così prepararsi ad affrontare la violenza e il dolore. Quando quel limite di sopportazione viene superato, e il corpo comprende che non potrà reggere ulteriormente, la volontà cede di colpo, si entra in uno stato catatonico, ed ogni ulteriore stimolo non viene percepito.
Questo risultato non è quello auspicato dai torturatori, che al contrario desiderano una vittima piegata ma ancora disposta a collaborare, non una vittima assente. Per ottenere l’obbiettivo voluto, di conseguenza, è importante piegare la volontà del soggetto dandogli l’illusione che il suo stato può migliorare, a certe condizioni, che la resistenza è inutile e che la salvezza arriva dalla collaborazione. Per tale ragione il soggetto-vittima viene sottoposto a momenti in cui subisce una violenza al limite della sopportazione fisica, a cui seguono situazioni in cui i torturatori mostrano un volto più umano, accondiscendente, in cui vengono offerte anche delle piccole concessioni.
Questo atteggiamento, da parte del torturatore, produce nella vittima un doppio effetto: in primis, la psiche del soggetto ricevendo segnali totalmente contrastanti va in crisi e crolla, divenendo malleabile e manipolabile. I segnali contrastanti infatti impediscono alla psiche stessa di preparare ed attuare una effettiva strategia di resistenza: non sapendo cosa aspettarsi, e non sapendo quale sarà l’atteggiamento dei torturatori, il soggetto non è in grado di prepararsi in maniera adeguata a quello che lo aspetta. Questo è un concetto molto importante, da sempre sfruttato dai migliori strateghi durante i conflitti. In secondo luogo, la presenza degli atteggiamenti “gentili” che si alternano a quelli di violenza manda alla vittima un segnale inconscio che gli suggerisce che vi sia ancora una speranza di superare la propria condizione.
Questa convinzione fa in modo che la volontà non ceda mai del tutto, perché vi è ancora “speranza”, e porta col tempo il soggetto a divenire collaborativo, dal momento che la vittima ha intravisto nel carnefice un “lato umano”, e prova a mettere in atto gli atteggiamenti adeguati che possano appellarsi proprio a quella umanità del carnefice stesso. Che sia un caso o meno, non è per nulla complicato intravedere tutte queste tattiche messe in atto in maniera scientifica dai vari governi negli ultimi mesi, laddove nella parte della vittima si ritrova l’intera popolazione. Possiamo infatti osservare come da quasi due anni ci troviamo di fronte ad una serie continua e ripetuta di segnali contrastanti, totalmente contraddittori, offerti da chi gestisce la narrativa corrente.
Da un piccolo sacrificio di due settimane da compiere per ritornare all’agognata normalità “più forti di prima”, ad una brutale cessazione di tutte le attività sociali a tempo indeterminato, per passare poi a delle timide aperture sotto rigide condizioni, fino all’arrivo del salvifico siero che avrebbe finalmente rimesso tutto a posto (“ne usciremo solo col vaccino”, concetto ripetuto come un mantra per mesi, fino ad essere introiettato dalla maggioranza alla sorta di una Verità di fede calata dall’alto, e mai più messa in discussione).
Un altro testo trova sorprendenti correlazioni tra la gestione dell’emergenza Covid in Italia e quanto riportato nello studio Communist attempts to elicit false confessions from air force prisoners of war pubblicato del 1957 da Albert D. Biderman che, come si è scoperto in seguito, attribuiva ai nord-coreani tecniche già in uso nella famigerata clinica dove Donald Ewen Cameron, Direttore del Progetto MKUltra, compiva i suoi esperimenti,
Ad esempio, «Togliere il supporto sociale alla capacità di resistere della vittima», «Sviluppare una forte apprensione per la propria persona», «Creare dipendenza della vittima verso chi lo interroga», «Fissare l’attenzione sulla situazione nell’immediato», «Eliminare gli stimoli antagonisti a quelli controllati dal carceriere», «Osteggiare tutte le azioni non coerenti con l’accondiscendenza», «Debilitazione procurata/esaurimento» che procura un «indebolimento della capacità di resistenza fisica e mentale», «Imposizioni prolungate», «minacce di morte», «minacce di isolamento senza fine», «Indulgenze occasionali», «promesse» e «le ricompense per la parziale accondiscendenza»: «fluttuazioni nell’atteggiamento dell’interrogatore»: si torna a scuola, no, non si torna a scuola, etc.; apriamo le piste da sci, no, non le apriamo. Tutto questo secondo Biderman tende a «offrire motivazioni positive per avere accondiscendenza» e per favorire «gli adattamenti alla deprivazione» della libertà per favorire «gli adattamenti alla deprivazione» della libertà. Insomma, non ci vuole solo il bastone, ma anche la carota tenendo il detenuto/cittadino italiano sulla corda, in uno stato di tensione continua.
Sesto strumento di coazione psicologica: «Dimostrazione di onnipotenza e di onniscenza» che si concretizza come «totale controllo sul destino della vittima»: le imposizioni attuali sono infatti non aggirabili, ossia non possiamo sfuggire alle decisioni del governo. Famigerati poi i proclami del Ministro dell’Interno Lamorgese relativi ai controlli stradali minuziosi Tutto ciò deve portare il detenuto/il cittadino italiano alla consapevolezza che è «inutile resistere».
Settimo: «degrado» che si può tradurre come «violazione della privacy»: ecco le autocertificazioni, i divieti di invitare a casa un tot numero di persone, il tracciamento con l’inutile app Immuni, etc. Questo percorso di degrado personale deve «far apparire il costo della resistenza più dannoso della resa». Nessun ristoratore si azzarda, comprensibilmente, ad alzare la serranda. Ma più in generale tutti obbediscono convinti che così facendo si salveranno la pelle e ne usciranno prima possibile da questo incubo. Insomma perché opporsi? Il gioco non varrebbe la candela.
Ultimo strumento di persuasione occulta: «Imposizione di richieste banali», come «imposizione di regole minuziose»: come portare la mascherina, come lavarsi le mani, quale distanza minima tenere tra le persone, quante persone possono entrare in un locale, etc. Tali imposizioni devono produrre l’effetto di «sviluppare l’abitudine all’accondiscendenza». Lo stato di torpore collettivo potrebbe essere la declinazione attuale di tale effetto.
Alcuni di questi espedienti trovano forti analogie con altrettante misure formalmente finalizzate ad arginare l’epidemia di Coronavirus. Analizziamo queste analogie.
Il primo strumento di coercizione psicologica è l’isolamento il quale, secondo il sociologo, aveva prodotto questi effetti: «Togliere il supporto sociale alla capacità di resistere della vittima». È risaputo: l’unione fa la forza. La mancanza di relazioni sociali durante questo ultimo anno ha infiacchito tutti noi. Ulteriore effetto dell’isolamento: «Sviluppare una forte apprensione per la propria persona». L’ansia di poter morire è ormai tratto comune del nostro tessuto sociale. Ancora: «Creare dipendenza della vittima verso chi lo interroga»: milioni di italiani pendevano dalle labbra del capo del Governo sapere quale sarebbe stato il loro destino.
La seconda strategia viene chiamata «manipolazione della percezione» provocata anche con le «restrizioni del movimento». È esperienza comune che nel lockdown il tempo e lo spazio perdevano quasi la loro consistenza usuale. Gli effetti di tale manipolazione sono: «Fissare l’attenzione sulla situazione nell’immediato»: non possiamo più fare progetti a lunga scadenza. Il nostro calendario non segue più i mesi ma i vari Dpcm. Altro effetto che si vuole ricercare: «Eliminare gli stimoli antagonisti a quelli controllati dal carceriere». Ecco allora bollare come fake news, le notizie che si oppongono alla versione ufficiale governativa e qualificare come “negazionisti” chi non si allinea al mainstream. Ulteriore effetto: «Osteggiare tutte le azioni non coerenti con l’accondiscendenza». Gli esempi si sprecano: non indossare la mascherina, rimanere fuori dalla propria abitazione durante il coprifuoco, voler andare in un’altra regione, tenere aperti i ristoranti fuori dagli orari consentiti, etc.
Quarto strumento di coazione psicologica: «Debilitazione procurata/esaurimento» che procura un «indebolimento della capacità di resistenza fisica e mentale». Tra i vari mezzi per ottenere questo scopo: «Imposizioni prolungate». Non condurre una vita normale da un anno a questa parte ci pare che rientri di diritto nell’espressione «imposizioni prolungate».
Quarta strategia: «minacce», ossia in primis «minacce di morte»: il bollettino necrofilo reso noto ogni giorno rappresenta un perfetto esempio di implicita minaccia di morte. In secondo luogo Biderman parla di «minacce di isolamento senza fine». È il famigerato lockdown perenne tanto invocato dai vari Ricciardi. Poi esistono le «vaghe minacce». Lasciamo la parola all’autore: «I comunisti in genere incoraggiavano tali paure attraverso vaghe minacce e dando ad intendere che sarebbero stati pronti ad adottare soluzioni drastiche». Citiamo a caso frasi come: «Niente sarà più come prima»; «Se non collaboriamo tutti l’economia non ripartirà più»; «Se non ci adeguiamo alle misure di protezione individuale non usciremo più dalla pandemia».
Arriviamo alla quinta strategia: «Indulgenze occasionali» che si concretizzano, innanzitutto, in «favori occasionali»: passare dalla zona rossa a quella arancione; permettere di valicare i confini regionali, etc. Poi vi sono le «promesse» e «le ricompense per la parziale accondiscendenza»: famigerata la promessa di Conte in merito alle festività natalizia. Il premier decise la chiusura del Paese in autunno per salvare il Natale (cosa che poi non avvenne). Inoltre da mesi ci obbligano alla mitezza promettendoci il vaccino, panacea di tutti i mali presenti. La riconquista di spazi di libertà viene poi venduta come ricompensa per il nostro comportamento virtuoso. Successivamente abbiamo le «fluttuazioni nell’atteggiamento dell’interrogatore»: si torna a scuola, no, non si torna a scuola, etc.; apriamo le piste da sci, no, non le apriamo. Tutto questo secondo Biderman tende a «offrire motivazioni positive per avere accondiscendenza» e per favorire «gli adattamenti alla deprivazione» della libertà. Insomma, non ci vuole solo il bastone, ma anche la carota tenendo il detenuto/cittadino italiano sulla corda, in uno stato di tensione continua.
Sesto strumento di coazione psicologica: «Dimostrazione di onnipotenza e di onniscenza» che si concretizza come «totale controllo sul destino della vittima»: le imposizioni attuali sono infatti non aggirabili, ossia non possiamo sfuggire alle decisioni del governo. Famigerati poi i proclami del Ministro dell’Interno relativi ai controlli stradali minuziosi Tutto ciò deve portare il detenuto/il cittadino alla consapevolezza che è «inutile resistere».
Settimo: «degrado» che si può tradurre come «violazione della privacy»: ecco le autocertificazioni, i divieti di invitare a casa un tot numero di persone, il tracciamento con l’inutile app Immuni, etc. Questo percorso di degrado personale deve «far apparire il costo della resistenza più dannoso della resa». Nessun ristoratore si azzarda, comprensibilmente, ad alzare la serranda. Ma più in generale tutti obbediscono convinti che così facendo si salveranno la pelle e ne usciranno prima possibile da questo incubo. Insomma perché opporsi? Il gioco non varrebbe la candela.
Ultimo strumento di persuasione occulta: «Imposizione di richieste banali», come «imposizione di regole minuziose»: come portare la mascherina, come lavarsi le mani, quale distanza minima tenere tra le persone, quante persone possono entrare in un locale, etc. Tali imposizioni devono produrre l’effetto di «sviluppare l’abitudine all’accondiscendenza». Lo stato di torpore collettivo potrebbe essere la declinazione attuale di tale effetto.
Negli anni “60 del secolo scorso gli studi sul condizionamento, delle popolazioni tramite comunicati, in caso di “emergenza” si sono moltiplicati a dismisura alimentando corsi di formazione per giornalisti e quadri della Difesa Civile – Protezione civile di molti paesi (in particolar modo USA, Gran Bretagna e Francia). Ma, più che l’informazione una disciplina cominciò ad assumere un ruolo chiave in questo tipo di Disaster : l’ingegneria sociale.
