LA COSIDDETTA “ESERCITAZIONE 201”

Come già detto, le esercitazioni Table-top, come la, ormai famigerata “Event 201”, coinvolgono solo le strutture che, durante una reale emergenza hanno il comando delle operazioni per testarne la tenuta e l’efficacia, anche con l’insorgere di imprevedibili situazioni random (quali, ad esempio, interruzione delle comunicazioni, conflitti di competenze, improvvisa scomparsa di alcuni decisori…)  e algoritmi che presentano ai decisori della catena di comando le probabili conseguenze dei loro ordini. Insomma, il tutto sembrerebbe un divertente e utile war game se non fosse che, sempre di più, queste ormai innumerevoli esercitazioni, quasi tutte finalizzate ad affrontare un fantomatico “bioterrorismo” o l’insorgere di spaventose epidemie, sono diventate la fucina di innovativi strumenti di controllo della società.

Il 18 ottobre 2019 a New York andava in scena la cosiddetta ”esercitazione Event 201”, “progettata dal Johns Hopkins Center for Health Security” e celebrata in innumerevoli articoli e video su Youtube. In realtà questa “esercitazione” alla quale tutti potevano virtualmente partecipare, dalle 08:50 alle 12:30 fuso di New York, iscrivendosi ad un apposito sito, è stata una mera sceneggiata nella quale, ad esempio, non c’è stata nessuna disamina della gestione dell’emergenza né un piano da testare. È stata null’altro che la riproposizione di uno dei tanti disaster movies che affollano, sempre di più, gli schermi televisivi.

La trama di questa sceneggiata è nota. Un coronavirus trasmesso da pipistrelli ai maiali di un allevamento in Brasile, si trasmette improvvisamente all’uomo e quando inizia a diffondersi nei quartieri a basso reddito e densamente affollati di alcune delle megalopoli del Sud America, l’epidemia esplode diffondendosi in Portogallo, negli Stati Uniti e in Cina e poi in molti altri paesi. Sebbene, all’inizio, alcuni paesi sembrerebbe siano in grado di controllarla, l’infezione continua a diffondersi e ad essere reintrodotta finché nessun paese può mantenere il controllo. Contro questo virus non c’è un vaccino ma solo un immaginario farmaco che può, sì, aiutare i malati ma non limitare la diffusione della malattia.

Poiché l’intera popolazione umana è suscettibile al virus, durante i primi mesi della pandemia, il numero cumulativo di casi aumenta esponenzialmente, raddoppiando ogni settimana. E man mano che i casi e le morti si accumulano, le conseguenze economiche e sociali diventano sempre più gravi. Lo scenario termina, 18 mesi dopo, con 65 milioni di morti e con la pandemia che sta iniziando a rallentare a causa della diminuzione del numero di persone sensibili.  La pandemia però continuerà in una certa misura fino a quando non vi sarà un vaccino efficace o fino a quando l’80-90% della popolazione mondiale non sarà stata esposta.

Segue alla sceneggiata la parte più “sostanziosa” dell’evento: un “summit”, nel The Pierre hotel di New York, dove esponenti di governi, di aziende farmaceutiche ed esperti vari, considerato che ogni anno ci sarebbero “200 eventi epidemici” assicurano che ben presto ci sarà “una pandemia con conseguenze catastrofiche”. È importante, quindi, già ora sviluppare “una cooperazione affidabile tra diversi settori, governi nazionali e istituzioni internazionali chiave”.

Intanto vale la pena di domandarsi se sia probabile lo “scenario” sul quale si basa la cosiddetta “esercitazione Event 201”. Certo, spaventose epidemie che in passato hanno falcidiato l’umanità non mancano. Ma non mancano oggi nemmeno focolai di pur temibili infezioni che non hanno prodotto nessuna catastrofe. Gli esempi sono numerosi.

Nel luglio 1962 George Bacon, biologo presso il Centro Microbiologico Militare di Porton Down, nel Wilshire si infettò accidentalmente mentre “costruiva” germi particolarmente letali di peste (è da evidenziare che il batterio Yersinia pestis, responsabile della peste, non affrontato tempestivamente ha un tasso di mortalità del 60%); arrivato a casa, Bacon morì dopo tre giorni non prima di avere infettato due familiari che partirono in aereo per la Libia. Nonostante ciò non ci fu nessuna epidemia.

Nell’agosto 1978, il virus del vaiolo (tasso di letalità del 30% sfuggì accidentalmente dai laboratori dell’ospedale di Birmingham uccidendo quattro persone che certamente avevano contagiato altri. Nonostante in Gran Bretagna la vaccinazione antivaiolosa non fosse praticata da decenni, non ci fu nessuna epidemia.

Il 18 settembre 2014 il virus Ebola (tasso di mortalità, tra il 50 e il 90%) arriva negli Stati uniti con un passeggero sbarcato all’aeroporto di Dallas, dopo aver fatto scalo a Bruxelles. Qualche giorno dopo, sentendosi male, si presenta in ospedale avvisando di essere stato recentemente in Africa; il personale sanitario lo rimanda a casa prescrivendogli solo un antibiotico. Due giorni dopo Thomas Eric Duncan (questo il nome dell’infettato) vomita per strada, riportato d’urgenza in ospedale il contagio di Ebola è confermato. Nei precedenti quattro giorni ha avuto contatti stretti con almeno ottanta persone. Non si verifica nessuna epidemia.

Gli esempi di tenebrose epidemie mai verificatesi potrebbero continuare a lungo citando, ad esempio, il virus di Marburg (tasso di mortalità fino all’88%) giunto in Germania nel 1967 o quello della Sars (tasso di mortalità del 20%) giunto in Italia nel marzo 2003. Ci sarebbe, quindi, dal domandarsi perché mai tanta apprensione per imminenti e catastrofiche epidemie e non per eventi molto più probabili come, ad esempio, lo scoppio accidentale di una guerra nucleare, prefigurato nel documentato libro “2034”. Verosimilmente perché una riflessione sulla intrinseca pericolosità di sistemi di arma nucleari gestiti da algoritmi e da procedure da attuarsi in pochi secondi comporterebbe un netto rifiuto delle crescenti spese per armamenti e dei governi che le promuovono. Di riflesso, sbandierare una planetaria minaccia come una pandemia o il cambiamento climatico spinge la popolazione a mettersi nelle mani di un’unica struttura sovranazionale. Vengono così spazzati via parlamenti nazionali, partiti e opinioni per potere imporre inappellabili decisioni prese esclusivamente in nome di una “Scienza” assurta al ruolo di divinità.

Ma su come la proclamazione di fantomatiche emergenze stiano forgiando una società distopica rimandiamo alla sezione “Governare con la paura