IL GRANDE RESET

Chiunque tenti di spiegare le misure intraprese per fronteggiare l’epidemia Covid con le esigenze delle élite di consolidare il loro dominio politico ed economico si trova zittito dalla obiezione che è inverosimile che governi democraticamente eletti abbiano accettato di sacrificare la vita e la sicurezza economica di milioni di persone per tale scopo. In realtà è quello che è sempre successo per le guerre, sempre promosse (anche da governi “democraticamente eletti”) da una narrativa ufficiale falsa. Narrativa oggi dominata da potentissime corporation finanziarie; basti pensare a Vanguard-BlackRok il più grande Fondo di investimento del mondo – principale azionista di Pfizer e Moderna e anche di Facebook, Twitter, Google e innumerevoli altri media.

Resta da spiegarsi, comunque, i motivi per i quali queste élite abbiano sentito l’esigenza di trasformare l’emergenza Covid in una catastrofe. A tal riguardo l’ipotesi più diffusa tira in ballo il libro “Covid 19 The Great Reset” di Klaus Schwab, direttore esecutivo del World Economic Forum, che nel luglio 2020 identificava nell’epidemia Covid l’occasione per una radicale ristrutturazione economica, politica e sociale. O le considerazioni di esponenti di punta del liberalismo come Milton Friedman o Mario Monti sulla crisi quale occasione per una “rivoluzionaria” ristrutturazione del capitalismo. Vi è, comunque, una ipotesi, a parere di chi scrive più convincente sulle motivazioni della emergenza Covid, Oltre a quella di fare arricchire a dismisura un ristretto gruppo di élite   e irregimentare le popolazioni per azzerare ogni moto di ribellione per condizioni di vita sempre più inumane, scongiurare l’arrivo di una crisi finanziaria ancora più devastante di quella del settembre 2008, la più grande bancarotta della storia americana, che vide, tra l’altro, il fallimento della Lehman Brothers, il dissolversi di 613 miliardi di dollari di debiti bancari, 155 miliardi di debiti in obbligazioni e 639 miliardi di asset.

Una ipotesi formulata da Fabio Vighi alla luce di una davvero strana richiesta del Fondo Monetario Internazionale, che, nell’autunno 2020, per “accelerare la ripresa economica”, auspicava lockdown sempre più rigidi per fermare l’espansione della massa monetaria post2008 divenuta ingestibile, in quanto accompagnata da un rallentamento economico globale che, proprio nel 2019, aveva spinto numerosi paesi verso la recessione tecnica, mentre Gran Bretagna, Cina e altre potenze arrancavano pericolosamente.

« (…) Il 17 settembre 2019 la Federal Reserve iniziò un programma straordinario di prestiti ai suoi cosiddetti primary dealers di Wall Street (tra cui JP Morgan, Goldman Sachs, Barclays, BNP Paribas, Nomura, Deutsche Bank, Bank of America, Citibank, ecc). In data 2 luglio 2020, il valore cumulativo di questi prestiti (…)  ammontava a più di 11 mila miliardi di dollari. La dimensione assolutamente inaudita di questa massa creditizia passata dalla Fed ai principali operatori finanziari ci conferma senza ombra di dubbio che, a pochi mesi dall’arrivo di Virus, Wall Street era sull’orlo del baratro. (…) I sacerdoti dell’alta finanza sapevano che l’espansione della massa monetaria post2008 era divenuta ingestibile, specie quando accompagnata da un rallentamento economico globale che, proprio nel 2019, aveva spinto Germania, Italia e Giappone verso la recessione tecnica, mentre Gran Bretagna, Cina e altre potenze arrancavano pericolosamente. Di fronte al rischio di un crollo improvviso, non è azzardato ipotizzare che si sia preferito pilotare l’incidente e chiamare in anticipo l’ambulanza, che infatti arrivò puntuale: allo scoppio della trappola di liquidità nel mercato dei prestiti interbancari fu prescritta una dose più elevata della stessa medicina, ovvero un’espansione senza precedenti dello stimolo monetario. Ma questa volta sotto la protezione dello ‘scudo pandemico
’  E oggi le cose funzionano in modo sostanzialmente identico: l’emergenza sanitaria continua a operare anche come un’enorme coperta di Linus per un’economia globale che affonda sotto montagne di deficit fuori controllo e debiti insostenibili. (…) A nostro avviso, la funzione profonda dell’emergenza sanitaria può essere compresa se inserita nel contesto macro di pertinenza, ovvero la crisi terminale del modo di produzione capitalistico. La sequenza causale ci pare la seguente: implosione economica – strumentalizzazione pandemica – emergenza democratica. Se dovesse andare a compimento, il cambio di paradigma in atto ci condurrebbe dritti a un modello apertamente autoritario di capitalismo implosivo, sostenuto da allarmi globali spesso sproporzionati rispetto alla minaccia reale.  (…)  Stiamo (comunque) naufragando in una crisi di sistema che nel 2008 ha assunto per la prima volta un carattere terminale.»
Una eterna ’”emergenza Covid”, quindi, sia per tenere in piedi sia un capitalismo ormai divorato dalle sue contraddizioni sia un sistema totalitario dove il Pass sanitario è strumento per ottenere crediti sociali e per controllare il “comportamento etico” del cittadino.