Coronavirus: perché in Germania stanno riaprendo le scuole, mentre in Italia…

A giorni, la riapertura delle scuole in Germania, nazione che vanta per il Covid19 un tasso di letalità 28 volte inferiore a quello che si registra in Italia, pochissimi morti e un numero elevatissimo di guarigioni. Com’è possibile? Ma non era, – secondo il  nostro governo e i suoi burattinai dell’OMS –  l’Italia il “paese modello” nella mobilitazione contro il Coronavirus? Non era la nostrana Protezione civile “la migliore del mondo”? Su questo ultimo punto ci ritorniamo. Intanto due parole sulla gestione di una emergenza epidemica.

Solitamente una epidemia, se determinata da infezioni respiratorie, viene affrontata imponendo un diradamento delle persone (ad esempio, annullando grandi concentramenti quali eventi sportivi, concerti, fiere…) che fa rallentare il dilagare del contagio. Perché? Sostanzialmente per evitare che sulle strutture ospedaliere si riversino contemporaneamente talmente tante utenze da determinarne il collasso. Va da sé che più numerose sono le strutture ospedaliere preposte (in questo caso, reparti di terapia intensiva dotati di ventilatori polmonari) meno vessatorie (e, quindi, più sostenibili socialmente ed economicamente) sono le disposizioni per diradare la popolazione sul territorio.

In Germania – dove la diminuzione negli ultimi decenni dei posti di terapia intensiva è stata molto più contenuta che in Italia – queste disposizioni (attentamente pianificate, da anni, da un efficiente sistema di Protezione civile) sono state abbastanza blande. In Italia, invece, sono state una follia. Anche perché nel nostro paese la pianificazione dell’emergenze epidemiche, con una Protezione civile ridotta a quella che è, ha preferito baloccarsi per anni (dilapidando ingenti risorse) con il cosiddetto “bioterrorismo” lasciando che l’ineffabile Piano Nazionale di Preparazione e Risposta ad una Pandemia Influenzale restasse lettera morta, e guardandosi bene dal creare qualcosa che potesse sostituire il Centro nazionale di epidemiologia e sorveglianza dell’Iss, incredibilmente sciolto nel  2016.

Questa mancanza di una reale struttura di pianificazione e gestione dell’emergenza epidemica è stata, quindi, determinante nel far precipitare la situazione in Italia. Sulla dinamica di questo disastro, rimandiamo a questo testo (in continuo aggiornamento), qui solo qualche parola.

Ai primi di marzo, dopo i primi tamponi positivi al Coronavirus COVID 19, le autorità italiane (governo e Regioni) che, fino ad allora, si erano trastullate con surreali iniziative (quali, #Milanononsiferma o celebrare il rientro in classe di bambini appena rientrati dalle vacanze in Cina) e che non avevano fatto praticamente nulla (neanche dotare il Paese di mascherine sanitarie) per affrontare un’eventuale emergenza, imponevano, repentinamente, il lockdown (confinamento a casa della popolazione). Perché questa misura assolutamente inedita? Intanto per scimmiottare quello che (in realtà per motivi non meramente sanitari) era stato fatto in Cina, poi – verosimilmente – perché le autorità si rendevano conto che, in assenza di qualsiasi piano di emergenza, rischiava di riproporsi un ancora più drammatico sovraffollamento dei posti di terapia intensiva, avvenuto (soprattutto  in Lombardia) durante l’epidemia influenzale del 2018 che, nell’indifferenza pressoché generale, aveva prodotto in Italia 13.000 decessi.

Ma l’aspetto più grave del generalizzato lockdown è stato che per imporlo il governo è ricorso ad una terroristica campagna informativa basata, principalmente, sulla diffusione, ogni sera alle 18, dei dati inerenti i “contagiati” e i “morti”. Conteggiando tra i primi SOLO le migliaia che venivano fuori dai pochi tamponi diagnostici effettuati dalle Regioni (e non già i milioni di italiani infettati stimati da autorevoli fonti) e tra i secondi TUTTI i deceduti risultati positivi al Coronavirus (anche quelli morti per gravi patologie pregresse o per vecchiaia). Si è arrivati, così, a fine marzo, a istituzionalizzare uno sbalorditivo indice di letalità (rapporto morti/contagiati) del COVID 19, enormemente superiore a quello indicato dalle più autorevoli fonti scientifiche, che, oltre a terrorizzare la popolazione costringendola a barricarsi in casa, ha scatenato il panico tra chi, invece, era costretto ad operare nell’emergenza. Panico che, ad esempio, si è tradotto nell’impedimento per i medici di base di recarsi a casa dei pazienti i quali, perciò, spesso indiscriminatamente, sono stati trasportati in sempre più affollati reparti dove  molti di essi sono stati falcidiati da infezioni ospedaliere (che già, in Italia, si portano via 50.000 persone all’anno).

Ma l’aspetto più grottesco della questione è che la stragrande maggioranza dei media italiani, invece di domandarsi perché mai l’indice di letalità in Italia è 28 volte più alto di quello registrato in Germania, hanno ribaltato la questione lasciando trapelare il sospetto che sotto c’è qualcosa di losco nel comportamento delle autorità tedesche.

Autorità, verosimilmente, entusiaste della dabbenaggine del nostro Paese, ora in svendita.

Francesco Santoianni

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