Il rischio Vesuvio
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Innanzitutto
va detto che oggi un'eruzione, con la presenza di numerose e qualificate
strutture scientifiche operanti sul territorio, sarebbe prevedibile con un
ampio margine di tempo. Un'eruzione
infatti, a differenza di un terremoto, è oggi un fenomeno
prevedibile: mesi prima si registrerebbero terremoti di crescente entità,
contemporaneamente si avrebbe un cambiamento di temperatura e di composizione
chimica nelle fumarole, poi si avrebbe una progressiva deformazione del suolo
e il crescere di boati sotterranei... A questo punto i vulcanologi
constaterebbero la probabilità del verificarsi (entro un paio di settimane - qualche
mese) di un'eruzione. Sorge qui il
primo problema che è rappresentato dalla paura irrazionale che la notizia
suscita tra la gente. Sono in
molti, infatti, a considerare un vulcano come una specie di "pentola a
pressione" che può "esplodere da un momento all'altro". Niente
di più sbagliato! Un'eruzione
non necessariamente rappresenta una catastrofe ed in ogni caso non è mai
pericolosa nella sua fase iniziale. La prova di ciò va ricercata nel
comportamento delle popolazioni vesuviane che restavano sul posto durante
le eruzioni, allontanandosi soltanto quando l'eruzione sembrava
raggiungere
la fase più violenta. Il Vesuvio,
infatti, dal 1631 al 1944, ha avuto una ininterrotta attività eruttiva
esterna. Tre secoli scanditi da incessanti bradisismi, boati, fumarole,
terremoti, colate laviche, possenti eruzioni che hanno ucciso, comunque, solo
quei pochi che hanno osato sfidare il vulcano: anziani che non vollero
abbandonare le abitazioni già lambite dalla lava (1944, San Sebastiano),
fanatici religiosi (1906, crollo della chiesa di S. Giuseppe Vesuviano),
curiosi avvicinatisi troppo ai crateri (1861). Ma questi isolati e marginali
episodi non arrestano certo lo sviluppo delle città vesuviane cresciute
proprio sotto la sferza del vulcano. Durante le eruzioni del Vesuvio,
infatti, non scappava nessuno ma si restava sul posto per spalare la cenere
che il vulcano accumulava sui tetti delle case, per spegnere gli incendi, per
riparare il bestiame, per salvare le città. Quale sarebbe
invece oggi il comportamento della popolazione all'annuncio di un'eruzione? Gli scenari sono drammatici: panico generalizzato; strade e marciapiedi invasi dalle automobili; risse e scontri a fuoco presso i distributori di carburante, ai caselli autostradali, sulle banchine del porto; morti, feriti, incidenti, incendi… Questo comportamento può essere evitato solo riscoprendo quella memoria storica che ha permesso per più di tre secoli alle popolazioni vesuviane di vivere con il Vesuvio in attività. A tal proposito,
perché non
date un’occhiata al nostro “album delle popolazioni vesuviane durante le
eruzioni”? |
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Gli effetti di una eruzione: Piogge di ceneri
In passato le popolazioni
dell’area vesuviana, riparatisi alla bene e meglio con fazzoletti bagnati le
vie respiratorie, restavano sul posto durante le eruzioni per spalare
dai tetti e dai terrazzi delle loro case questi materiali e per spegnere gli
incendi che spesso questa pioggia di ceneri appiccava. |
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Gli effetti di una eruzione: Bradisismi
ed aperture di crepacci
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Gli effetti di una eruzione: Lahar
E noto, infatti, che il seppellimento di
Ercolano fu dovuto ad una colata di fango che localmente mobilizzò le pomici,
le ceneri e i lapilli dell'eruzione del 79 d.C. Due zone dell'area vesuviana
presentano un rischio più elevato di lahar: la zona costiera al margine
occidentale del Vesuvio, (in particolare quella corrispondente all'area di
Portici ed Ercolano) e la zona situata sul versante settentrionale del Monte
Somma. |
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Gli effetti di una eruzione: Colate laviche
È il settore costiero del Vesuvio ad essere interessato da questo
fenomeno, essendo il versante interno "protetto" dalla mole del
Monte Somma. L'unica reale difesa contro le colate laviche è rappresentata da
una intelligente urbanizzazione che tenga conto del livelli di rischio a cui
è sottoposto il territorio vulcanico. Va detto, infatti, che il tentativo
messo in atto, con parziale successo, nell'area etnea di
deviare il corso delle colate laviche con esplosioni e con canali artificiali
risulterebbe quasi improponibile nell’area vesuviana sia per la diversa
viscosità della lava, sia per l'evidente impossibilità di trovare un'area
priva di costruzioni sulla quale dirottare il fiume di lava. |
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Gli effetti di una eruzione: il Surge
Il "base
surge" è stato osservato durante le fasi esplosive di numerose eruzioni
vulcaniche. Esso è generalmente dovuto alla interazione tra magma e acqua, e
si manifesta con la rapida espansione laterale della fase vapore che trascina
con sé ceneri e materiali solidi. Un altro fenomeno è quello di valanghe
incandescenti che possono prodursi per la frantumazione di grosse masse
laviche viscose che si accumulano presso la bocca del vulcano su pendii molto
ripidi fino a superare l'angolo di riposo. |